Net-Amore

Lui era fatto così, e non ci si poteva fare più niente ormai. Prendere o lasciare. Certo che bello era bello, ma questo lei lo seppe soltanto molto tempo dopo. Magari di quella bellezza non appariscente, non proprio dichiarata; più un fascino che nasce dall'autorità, da una certa consuetudine al comando o forse meglio ancora da una gentile prepotenza. Molto, molto maschile pensava lei. Lui scriveva poesie, di quelle che si capiscono poco e così ognuno ci trovava quello che cercava. E in effetti alcune non significavano proprio niente ed erano solo un divertimento, un carosello di parole, ma lei riusciva sempre a vederci se stessa. Lui al posto del cuore aveva una pompa ad orologeria, non molto ricca di accessori ma essenziale nel suo perfetto funzionamento; non perdeva un secondo. Lei ogni tanto cercava di mettergli la sveglia, ma non ci riuscì mai. Lui prediligeva le ostriche e la tarte tatin. Lei si ingozzava di pane e salame. Certo che, per parlare, parlavano tanto. Parlavano di tutto. Parlavano per tutta la notte. Erano capaci di portare una fantasia a dimensioni bibliche e di ridurre argomenti biblici ad una fantasia. Se uno scriveva per sbaglio tetto al posto di tutto, ecco che subito la conversazione si spostava sull'edilizia, con abbondanza di particolari e di precisi riferimenti tecnici. E se poi lei scriveva baco al posto di bacio, erano capaci di andare avanti ore e ore in una loro misteriosa e intima zoologia del cuore. E le notti trascoloravano nello stabilire quanti articoli ci volessero per scrivere la mia federica la mia. Uno diceva lui. Due diceva lei. Lui interrogava senza averne l'aria e lei non aspettava altro che poter rispondere. Allora poi interrogava lei, senza accorgersi che continuava a rispondere. E quando lei diceva ti spiego eh?, lui rispondeva speriamo. Lei allora diceva ti faccio un esempio e lui, subito, sarebbe meglio di no. Lui era sempre logico, sempre consequenziale. Amava molto le ipotesi ma non ne metteva mai in pratica una. Lei avrebbe voluto metterle in pratica, ma non era molto brava a farne. Lui si compiaceva nel presentarsi, ma confondeva la luce elettrica con quella del sole ; lei preferiva il buio della notte. Ma poi al buio ci stava più lui di lei. Lui le diceva tu appartieni alla minoranza, ma non sapeva che alla minoranza apparteneva lui e a lei del resto piaceva farglielo credere. Lui avrebbe voluto vederla felice con qualche bravo ragazzo, ma in realtà sapeva bene che lei, come lui, era un'anima ormai persa e sapeva anche, ma non l'avrebbe mai ammesso neppure a se stesso, che gli sarebbe dispiaciuto non trovarla mai più. Ogni tanto partivano per una crociera. Lui faceva il bagno in piscina, attorniato da tutte coloro che avessero superato i tredici anni; lei si mimetizzava in una sdraio a leggere di efferati delitti, ignorata da tutti. Ogni tanto partiva lei da sola, perché lui preferiva restare. Ogni tanto partiva lui, per misteriose e improvvise incombenze, e lei, al buio, aspettava il suo ritorno. A volte parlavano di amore. Cioè, lei parlava di amore. Lui non si sa bene di che. E questo forse era l'unico argomento in cui la sua esperienza era limitata, e del resto la sua pompa non gli concedeva più di qualche minuto. Erano suoni un po' disarticolati, incoerenti, come un qualcosa che, tenuto nell'oscurità da troppo tempo, vedesse all'improvviso la luce. E la notte poi si accendeva delle risate di lei, ma ogni tanto qualche risata di lui illuminava il cielo come un bengala. Certo è che a suo modo era possessivo e geloso, perché doveva dimostrare a se stesso di essere sempre il migliore. E lo era sempre infatti, pensava lei. Lei attendeva per ore il bacio conclusivo che suggellava il loro essersi ancora una volta ritrovati e non sapeva mai se anche quella sera sarebbe arrivato e con quale intensità. Lui era puntuale e metodico e aveva stabilito una rotazione settimanale dei baci, ma lei non ricordava mai l'ordine. Lui aspettava sempre l'ultimo secondo dell'ultimo minuto, ma poi immancabilmente si concedeva, e non voleva che lei mandasse troppi baci perché perdevano di sapore, diceva, ma se non fossero arrivati si sarebbe chiesto il perché. E poi avevano le loro parole: il loro modo di riconoscersi nella confusione delle lettere, i loro punti fermi nell'incalzare delle idee, le uniche certezze nell'incertezza della pagina bianca, le boe che facevano virare la penna. Pero. Abbi pazienza. Allora… Ecco. All'erta sto. Ultima cosa. Vado? Alletto. Lui la correggeva, la rimproverava, la richiamava, la rimbrottava, la scombussolava, la sconcertava e lei faceva finta di credere che fosse solo un gioco. E poi un giorno, era inevitabile, si conobbero. Fu una notte lunghissima, vibrante di singhiozzi. Lui dice che era per la testina di maiale ma lei ha sempre saputo che era l'emozione. Lui sapeva tutto di lei e lei non sapeva niente di lui. Era una storia d'amore? A nessuno è dato sapere e nessuno di loro l'ha mai saputo. Certo è che era una storia. Adesso dicono che lui si sia ritirato in un piccolo paese di pescatori della Sicilia. Lei si è sposata con un bravo ragazzo di Civita Castellana e la domenica prepara le fettuccine all'amatriciana fatte in casa. Ma non si sono persi. Se all'improvviso lei vede guizzare una trota … se lui sorprende inaspettato il ticchettio di un picchio … se una balena con le ali appare misteriosamente nel bel mezzo di un sogno … allora, ecco che il cuore fa il solletico e la seconda stella a destra risponde con l'occhiolino.

(Zia Lina)

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