La stanza è il quadrato di un piccolo veliero, l’angusto spazio tra le due cabine e la doppia fila di oblò allineata con i miei occhi.
Il mio tempo vi trascorre immutabile, le poche attività quotidiane sono già esaurite molto prima che io mi abbandoni, ormai sempre più di frequente, all’unico passatempo che mi è concesso.
Estraggo dalle cartelle foto e ritagli che raccolgo e catalogo con meticolosa cura, ne scelgo a caso alcuni e li muovo come tessere di un domino. Combino la loro incongruente frammentarietà per costruire una storia che sia, a dispetto delle premesse, verosimile. Moltiplico il numero delle possibilità mettendo in discussione ad ogni mossa le regole del gioco, variandole, includendone continuamente di nuove ed escludendo le precedenti. Le mie dita dapprima incerte si fanno sempre più decise mentre dettano alle tessere trame lungimiranti.
... ... ...venditrici di cianfrusaglie sulla banchina del porto,
turchi addormentati sul nudo ferro del ponte di una nave,
barche che cedono all'impeto di un fiume in piena e rotolano rovinosamente
sull'acqua sino all’arco di un ponte teso come una trappola,
la luce di un faro in una notte inquietante,
un cappello con la paloma portato via dalla corrente ... ... ...
Secondo gli esperti dell’Organizzazione l'estate sarebbe stata la più calda degli ultimi secoli. Più aspra ed estenuante delle memorabili estati documentate dagli storici e persino di quelle concepite dalle invenzioni degli scrittori più fantasiosi. Non avrebbe concesso che brevi, effimere pause che avremmo riconosciuto nei due temporali che giunsero infine, ineluttabili quanto ormai inattesi, ad interrompere la stagione più calda che si ricordi.
Durante i temporali mettemmo a segno le due fasi della nostra missione: nascondere sul fondo del pozzo le armi destinate ai Fuoriusciti e consegnarle loro in cambio dei codici d'accesso alle complicate apparecchiature del nostro successivo rifugio.
Il pozzo è una cavità nota a pochi. Una singolare combinazione di dislivelli la alimenta con i rivoli provenienti da ogni angolo della città, la pioggia vi confluisce e lo colma in breve tempo pareggiandone il livello con quello del mare. L’esistenza di una porta inferiore, raggiungibile quando il pozzo si prosciuga, è nota invece solo all’Organizzazione.
Il primo dei temporali mi permise l'azione iniziale.
Arrivai dal mare e attraversai la massa d'acqua che precipitava sferzante
dal cielo. Mi mimetizzai tra gli inconsulti movimenti dei passanti. Mi
confusi tra quanti vagavano, privi di convinzione, alla ricerca di un riparo.
Appena libera dalle mie mani la cassa ebbe un'impercettibile
esitazione, poi s'inabissò fino al fondo del pozzo.
Tornato alla barca, discesi i tre gradini sorretto
dalle ultime forze. Grondante, inzuppando le assi del pavimento e il divano,
mi lasciai cadere sfinito.
Il caldo invincibile di quell’estate priva di paragoni
avrebbe fatto il resto. Dopo poche ore, riprese infatti a soffiare un vento
di terra che parve non essersi mai fermato. Per settimane attraversò
le strade in ogni direzione marchiandole con la sua firma polverosa. Incanalato,
deviato impercettibilmente da cose e persone, vinse ogni più recondita
resistenza di corpi che ridusse in uno stato d'ingannevole torpore e sui
quali sembravano divampare intensi incendi.
Nell'attesa che il pozzo si prosciugasse io non
mi mossi dalla barca. Le visite e gli interrogatori della Polizia si susseguirono
incalzanti, ma non parlai. I contatti dell’Organizzazione divennero tanto
circospetti da risultarmi, alla fine, quasi inavvertiti. Lentamente il
livello dell'acqua si abbassò sino a ridursi a poche pozzanghere
rendendo finalmente possibile il recupero delle armi.
Un pomeriggio, sospinto da un vento che quella volta soffiò da occidente, ci raggiunse in pochi minuti un grigio, inquietante scenario in cui il confine tra mare e cielo era stato annullato da colonne d’acqua che incombevano, pronte a colpire. Era il segnale convenuto: il Turco avrebbe dovuto guidare i Fuoriusciti nel complicato tragitto sino alla porta inferiore del pozzo ma qualcosa non funzionò ed egli mi fu riconsegnato in circostanze e con modalità drammatiche, preludio della tragica soluzione finale.
Ferito, accecato dal sangue, cercò di raggiungermi attraverso traiettorie già occupate dalla folla colta di sorpresa dall’improvviso addensarsi delle nubi e dalla pioggia, più volte espulso e riassorbito nella calca sino a quando una pressione irresistibile e definitiva lo proiettò nella barca. Allora, contro tutti i consigli e senza autorizzazioni, mollai gli ormeggi poco prima che fossimo assaliti e sequestrati ed affidai al vento le residue speranze di sopravvivenza.
Ben presto, il brulicare dissennato di gambe e piedi sulla banchina non fu che un ricordo. Sul fondale d'acqua e cielo senza soluzione di continuità, fu sempre più vicina, più minacciosa, ci atterrì la sagoma della grande diga che parte dalla città e spicca un lungo tuffo nel mare. Dalla terraferma esplosero lampi nella nostra direzione, fummo colpiti, procedemmo sbandati in una breve deriva che si concluse con uno schianto.
Poi, dopo un'impercettibile esitazione, c'inabissammo...
(pino zingarelli)