I funerali di Diana
(elegia funebre)
Arrivano a Londra e arrivano persino da Parigi,
arrivano strisciando dai quattro venti e dai sette mari:
chiedono informazioni, sperduti, ai caselli delle autostrade;
qualcuno di loro ha passato la notte steso sulla riva del Tamigi,
qualcun altro ha danzato in un'orgia di Motorola coi suoi pari.
Sono in molti a chiedere informazioni ai bordi delle strade.
Arrivano con le macchine parcheggiate lontane, in terza fila,
con famiglie intere che assaggiano una morsicata di cemento,
con il pensiero ai gatti lasciati a casa a poltrire sopra divani di pezza;
arrivano milioni di polizziotti in divisa dentro questo sole che affila,
arrivano, in braccio ai padri, bambine che aspettavano questo momento,
arrivano miliardi di frequenze, di vibrazioni. Ma una sola carezza.

 

 

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

S'incontrano di rado: questa gente che è venuta a vedere

sta aspettando che qualcuno porti in fretta qualcosa da bere,

e da Denver a Pechino ora sembra di star lì sulle scale della chiesa,

davanti un televisore che da loro cenni, aggiornamenti nell'attesa.

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

Vecchie dame mi stanno appoggiate ai balconi dei palazzi di fronte;

dal centro commerciale, sniffando l'aria, le cassiere ecco sono pronte

e in attesa, febbrilmente, di qualcosa d'interessante da dire, finalmente,

e che arrivi a ritardare e a rinfrescare la pausa mensa di un qualche niente.

§

Si siedono su una tazza di caffè, qua sotto al bar, e distanti l'uno dall'altra,

due ragazzi norvegesi, e per non apparire, mi pare, - lei così scaltra -

compiacente, gli scaraventa una sciorinata d'occhiate lucide e agghiaccianti,

portandosi le dita sulla bocca, zigzagando le palpebre, guardando le passanti.

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

Si stendono al sole come sul pavimento, per ammirare il primo quarto d'ora,

le due cassiere con i capelli spettinati, ed ecco che è quasi che s'innamora

la prima, con un sorso vecchio di nostalgia che stilla dalle labbra rosse,

della seconda, toccandole i fianchi con le palpebre come se la TV non ci fosse.

§

Delle mie guance, accarezzandomi il ventre con una mano di fuoco,

mentre con l'altra mi lascio fasciare da una luce che illumina poco,

non ne so niente: squagliate dal sole, genuflesse su un povero telo;

uno sciogliersi nel ballo, un corpo che s'inquadra e s'infila sotto un velo.

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

Ci sono, accesi, banchieri mutilati dai cordoni ombelicali dello schermo,

e poi molti attori a paga sindacale, e un tizio in nero che non sta mai fermo.

Si mangiano le mani in molte, per comparire meglio in televisione,

e io le sento che si scuotono ai rintocchi lenti del rimmel: è una missione.

§

Ci sono adolescenti che hanno le dita piene di gelatina e di ghiaccioli,

e cadono tra magliette bagnate dal sudore come si cade da una scala a pioli,

e un numero enorme di ragazze che si lasciano guardare, con un'aria tersa:

hanno speso tutte le loro energie per esserci e nessuna dall'altra è diversa.

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

Ora: per questa folla, una lacrima di supporto in più è dovuta, le istruzioni

celebrano il tutto in modo chiaro. Partiamo ad esempio con le Istituzioni,

che sembrano il memoriale di una resurrezione: se ne glissano in giro

in un prologo di baci, firmando autografi sui mazzi di fiori con le biro.

§

Dicono che i Reali maschi dovranno seguire il feretro, sciancando i passi,

specialmente Carlo, e William ovviamente, evitando di scalciare i sassi;

Poi pare ci sarà lo show con Pavarotti, con Elton John e con tutto lo staff,

poi verranno i pianti, e Tony Blair che deporrà un discorso senza gaffe.

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

E poi verrà la fine, e tutti quanti torneranno a casa stanchi:

le ballerine cadranno dai loro trespoli e si metteranno le mani sui fianchi.

E poi verrà l'inizio, con un occhio al guardaroba prima di ripartire,

e chi ci sarà ancora potrà guardarsi, come me, in mondovisione senza arrossire.

Lasciatemi guardare i funerali di Diana

 
 
Lasciatemi guardare diranno cinque miliardi di persone,
e lo diranno parlando piano dentro ogni albergo,
lo diranno a casa, tutti gonfi di sonnolenza.
Lo diranno perché i figli non sentano la canzone,
e lo diranno sbrinando il freezer, e in gergo
lo diranno i tossici, e lo diranno in coscienza.
Lo diranno attraverso i continenti, toccandosi le mani;
lo diranno dormendo i DJ, suonando i musicisti,
parlando tra di loro lo diranno i presentatori.
E lo diranno in fila, uno per un uno, sfornando i pani,
i fornai, e guidando di notte ubriachi gli automobilisti.
Lo diremo tutti non sapendo di essere diventati degli attori.
                                                                                                                (emiliano moncia)
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