Dimmi cosa succede

La storia è questa. Facile facile.
Che racconta di una strada. Dentro questa strada c'è un ragazzo con dei fiori in mano.
Poi c'è una tipa che esce da un portone. Lei c'ha qualcosa di tenero negli occhi: però è piccola.
Lui ha sempre i fiori in mano: i fiori tremano, perché lui è disperato. Si vede subito che c'ha una disperazione dentro.
Lui è magro, capelli ricci. Le gambe sono due stecchi, però ha nervi. E' un fascio di nervi. Ha un monte di nervi che salgono e scendono e vibrano: dalle mani alla testa e dalla testa alla punta dei fiori.
Lei attraversa la strada. Lui non la insegue, cioè la insegue solo con gli occhi. Si è accorto che lei non l'ha vista.
Il tremore diventa sempre più percettibile, sempre più netto. Sembra che tutta la strada tremi insieme a lui.
La sua disperazione sembra trasmettersi dalle sue ginocchia ai tacchi delle scarpe e poi all'asfalto e alle macchine.
Le strisce pedonali si muovono come serpenti, sotto la forza di quegli spasimi. Lui tira un forte respiro, che sembra quasi un risucchio, come se la volesse richiamare a se. E' un movimento che nessuno s'aspettava: dalla sua bocca esce solo un respiro, solo aria che entra dentro e neanche un pezzo che esce fuori. Niente. Il risucchio rimbomba. Crea dei vortici che sollevano la polvere. Le gonne delle signore. Le cartacce e i rifiuti. Ma lo sforzo viene premiato: la ragazza si gira. Lo guarda.
Non ride, perché ride poco. Ma agita una mano. Lo saluta. Lo chiama. I suoi gesti si fanno rotondi. Sempre più pieni.
Le sue braccia si allargano e dice qualche parola, un nome, una frase, chissà. Lui si avvicina coi fiori: ora è sereno.

Tutto questo è durato meno di un minuto. L'ho visto oggi dalla mia finestra. Basta solo questo per essere felici.
Lo so, è banale: ma in questo mondo non riesco proprio a trovarci il posto per la disperazione.
Ho visto troppa felicità per sentirmi infelice. Ho visto troppa gioia di vita, sentimenti, amori, scherzi, tenerezze, risate, feste, momenti di gioia, libri raccontati e letti, notti di amore, pomeriggi passati a sentire la musica, speranze e sogni che si alzano come barriere e poi cascano come scatole da scarpe durante la pulizia di inverno per farmi abbattere. I nomi di certe persone non mi passano neanche per la testa. Io ho altro: c'ho i miei pensieri, i miei amici, i miei dispiaceri, le mia angosce, le mie notti difficili, i miei amori, i miei sogni e i miei desideri che nessuno mi ruba e mi ruberà mai. Io sono tutto questo e tutto questo è difficile da buttare giù. Non è un mondo condivisibile? E chissenefrega. Esiste uno che si chiama Vittorio Sgarbi?
E chissenefrega. Esiste la televisione? E chissenefrega. Io c'ho una mia alunna che l'altro giorno mi ha raccontato, a me e solo a me, che ha fatto l'amore col suo fidanzato ed è stata la cosa più bella del mondo. Me l'ha detta al telefono: lei era felice come non l'avevo mai sentita. Ma sai in una scala di valori di Berlusconi una cosa del genere dove se la mette? Ma quello è un poveraccio: la gioia che ho provato io lui se la sogna, che vuoi fare. Lui ne avrà altre, che io non ho. Io c'ho queste, che ti posso garantire sono impagabili.
Conclusione di questo lungo messaggio: io cerco di vivere la mia vita come ho sempre sognato di viverla. Sono una persona felice, con tutti gli alti e bassi e i sopra e i sotto. Ma non mi vergogno a dirlo: mi piace ridere scherzare, fare casino, giocare e anche abbattermi, addolorarmi, perdere i sensi e quant'altro. Perchè questo è il senso dell'esistenza. Un'esistenza fatta di odori più grandi del dado knorr, piena di rosmarino e di basilico, di odori del mare e di cornetti caldi la mattina.
Ciao buonanotte.

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