Beijing is waiting for you
Beijing is waiting for you, la scritta sovrasta il vialone con le sue grandi
lettere di plastica.
Passate l’autostrada e i cavalcavia che arrivano dall’aeroporto in
città, grandi neon verdi di pubblicità e il loro sottotitolo
di vecchia plastica bianca e sporca.
Pechino ti sta aspettando… suona come un avvertimento. Ma come avrà
fatto a sapere che stavamo arrivando. E come avremo fatto noi ad arrivare
fin qui. Ma siamo realmente arrivati, poi.
Sembra di essere su un treno in viaggio. Siamo saliti, ci staremo un
pò, un bel pò, ma è già chiaro che dovremo
scendere. Pechino ci porterà in groppa per tutto il tragitto.
Dalla finestra di casa, come da quella del treno, il paesaggio muta
rapidamente. Nel lunghissimo tramonto di maggio il vento spazza via le
incertezze del giorno, lasciandoci soli con l’orizzonte viola e verde,
che trabocca dalla skyline dei grattacieli. Ad Ovest, lungo un vialone
infinito, i giovani alberi in mezzo alla radura delle casette di qualche
anno fa sono cresciuti e tramutatisi in vaste sequoie, sorgono ormai imponenti
nella nuova foresta animata di luci.
La città- foresta ha la sua voce sommessa che dice butta giù
tira su buttagiù tirasu….buttagiù tira…
Ancora qua e là le vecchie abitazioni a tre, quattro piani,
con mattoni rossi e tetti spioventi, alcune abbandonate, le imposte esterne
che pendono tristemente da un lato e le orbite vuote delle finestre, aspettano
una imminente demolizione.
Se ne vedono i tetti vicino e lontano sotto il cielo che sta per essere
raggiunto dalle antenne di palazzoni moderni e razionali.
A lavorare di fantasia si riesce anche a cancellare dal paesaggio il
nuovo, a provare ad immaginarselo com’era solo 25 anni fa, che qui è
come dire tre generazioni. Case di mattoni, ciminiere di mattoni, fabbriche
di mattoni, biciclette a distesa, alberi, cielo, polvere, vento forte che
correva senza ostacoli nella pianura. Di notte le stelle, di giorno il
cielo azzurro e a primavera i fiori dei parchi e delle aiuole….tirasu…buttagiù…,
e la vita quotidiana della città fatta di strade di paese, di chiacchiere
e crocicchi nel tempo senza tempo che scorre come l’acqua in un torrente
interrato. Si va al lavoro in fabbrica, siamo in tanti, si parlerà
dei fatti nostri, il caposquadra è un amico, ha una figlia che sta
per sposarsi con un cugino di secondo grado, bisognerà pensare a
un regalo. Poi la consueta riunione sui problemi della produzione… è
un pezzo che non arrivano le materie prime, c’è uno che ha proposto
di rimettere in sesto lo stock di prodotto dell’anno scorso che ha fatto
la ruggine, forse bisogna pensarci seriamente. Al ritorno compreremo la
verdura per la cena. A volte guardiamo l’orizzonte, nelle serate di maggio
sembra così vicino e terso da poterci strofinare il naso…ma sappiamo
bene che esso è infinitamente lontano, e che se anche potessimo
guardare oltre non troveremmo che altro orizzonte, altra Cina, nient’altro
che noi stessi, solo un pò più in là. Di popoli vaghi
e distanti abbiam sentito parlare, ma non c’è da curarsene, chè
non verranno mai fin qui, e perchè dovrebbero poi… i nostri bimbi
giocano in una aiuola di cemento, a non si sa bene che gioco, costruiscono
castelletti con rami e foglie e poi si divertono a distruggerli, per poi
ricominciare.
Si spegne la sera, le luci son poche, si spengono anche quelle, e resta
la notte tutta impolverata di bianco…buttagiù, tirasu….Il cielo
si specchia nel mare, la terra si specchia nel cielo…. E questo di notte
si tinge oggi di arancio e del verde dei neon. Avvolto in un mantello di
polvere fugge nelle campagne e nelle steppe che meritano di più
il buio che ci ristora. E’ il futuro, e l’uomo del futuro odia il buio,
odia il riposo, odia il tempo che passa e lo avvicina alla fine, e così
cancella ciò che odia, e a pranzo già pensa a cosa mangerà
per cena, in modo che presente e futuro esistano insieme e si possa così
raddoppiare il tempo della vita. Ah averci pensato prima, era tutto così
facile… costruisci là e già immagina il meraviglioso cantiere
di demolizione che verrà poi. Passa col rosso se no devi aspettare
il verde, anzi passiamo tutti insieme, e se non ci stiamo, già pregustiamo
le chiacchiere che faremo coi nostri simili a proposito del traffico.
In questo mondo il passato non è più, ma presente e futuro
si moltiplicano a dismisura, si scontrano continuamente come palle da biliardo,
il domani e già qui, anzi è già passato, anzi è
ancora qui.
E’ tempo che le scritte di plastica ingialliscano e muoiano come le
intenzioni che si portano dietro. Pechino non aspetta più
noi….non aspetta più nessuno.
(levante occitano)
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