Due persone si incontrano. Si incontrano in una città magica e folle che ha molti nomi o, più spesso, è senza nome, ma che loro chiameranno Alibi. Alibi significa "altrove". Significa che presto il suo esistere diventerà la loro ragione per elevarsi dalle preoccupazioni del mondo, nella loro ossessione dell'uno per l'altro.
Alibi è una città di strade e traffico, ed essenzialmente stanze: stanze che sono state scorporate dai palazzi ai quali appartengono ed ora, invece, rimangono sospese a mezz'aria, vicine ad altre stanze lontane migliaia di chilometri. O qualche altra volta le stanze si fondono l'una nell'altra così che, per esempio, il freddo sole di una mattina di San Francisco proietta le sue ombre pomeridiane su un pavimento di legno bianco di Manchester.
Ed è in stanze adiacenti, anche se distanti, che due persone si incontrano, o piuttosto "si incontrano", perché siamo in una città adornata di virtualità ed ironie, questo è lo splendore e l'ornamento di Alibi, così molteplice che diventa necessario eliminare le virgolette, per tentare di non perdere i contatti con la realtà e rischiare di svanire nel mondo delle apparenze, nel mondo delle parole…
Parole, sì, Alibi è una città che trabocca di parole.
Qualsiasi altra cosa una stanza contenga, ognuna contiene un computer,
con lo schermo pieno di colori, attaccato ad una linea telefonica. E ad
ogni computer siede un abitante, che attraverso le parole e la punteggiatura,
contribuisce a costruire un pezzo di quella città, indipendentemente
dall'aspetto, da come si muove e da come agisce. Alibi è una pullulante
città di word- processors, di scrittori, di romanzieri, di
poeti drammaturghi (di se'), di artisti, di graffiti e dislessici che tremano
di paura per paura che la forma della parola sia sbagliata, tip tap tap,
qualche volta, o molte volte, il traffico è muto per un momento,
no, per più a lungo, e l'altro rumore diventa poi assordante, il
clack clack clack di milioni di dita sui tasti, e dentro il rumore un appello:
interessati a me, curati almeno un po' di me, persino amami, ma qualsiasi
cosa tu senta, scrivimi…
(tradotto da un sito di libera letteratura inglese)