millenovecento51

Amare Con Con Oscere. Sono_parole
Una Vuol_dire_Correre
L’altra: sull’erba le_foglie_intrise_della_prima_rugiada aspettano il calpestio lontano di un giovane esemplare di cavallo. Vapore, era vapore che si levava dalla campagna,  assorta, quella, in una bruma marzolina: pazzerello marzo, non uscire senza l’ombrello, entra allora
nel primo androne che incontrerai, prendi la prima scalinata che vedi.
Ed il gineceo lucente di giovani, e meno giovani donne accolse, come te ora, una vera truppa di ragazzi che alla fine degli anni sessanta precipitò nelle strade di Cesena, e lungo i viali.
Lunga e diritta correva la strada.
Ma non si vedeva nulla oltre la fila dei pioppi che tanta parte d’orizzonte ecc. ecc..
Chissà chi era quel signore che apparve in paese una sera della primavera del millenovecento51? Aveva una strana figura, mezza amara e mezza creola. Si diceva che fosse di ritorno da un lungo viaggio in Cina, dove avrebbe avuto, e dato, una serie di documenti cambiari protestati.
Ebbe, lui il cinese, il protestato, la buona idea di piazzare la sua povera dimora fatta di tenda, di secchio e di stracci, dalle parti del caffè della Mara, che in quanto a storie d’oriente era una che sapeva il fatto suo. In effetti restavano a lungo a parlare, la sera, dopo il telegiornale, di quelle lunghe muraglie e colonne che nell’Estremo Oriente avevano avuto, e dato, l’impressione di riempirsi delle migliori ortiche del tempo, si di allora insomma. Già le ortiche...
San erdinando di Puglia ne era pieno. E quando d’estate la macchina di papi ci portava dalla campagna al mare, attraversando distese arroventate di stoppie, e le bisce scappavano
sentendoci arrivare scoppiettando, o scoppiettando scappavano sentendoci arrivare, o scoppiettavano insieme alle altre bisce, non ricordo, ... il pensiero si fa confuso, ed avverto un gran caldo al braccio, come quella volta che Nicola aveva catturato una specie di murena, che si era attorcigliata al suo braccio, che non se ne voleva venire più, e io avevo provato a tirargli addosso una secchiata d’acqua di mare, sperando che quella mollasse la presa, e invece no... beh, mi faceva proprio male,  e allora mia madre chiamò Mara, che oltre alle bibite, conosceva i segreti delle erbe, ma anche delle bisce e degli scoppi, che subito andò a cercare, dalle parti del fossato di Vitrallo, certe strane foglioline, ed il cinese la aiutò a pestarle, e pestò anche uno che passava di là, e ne fecero venire fuori una pappetta che dovetti bere tutta d’un fiato, senza neanche chiedermi come mai, a quell’ora di sera, non avessero ancora acceso le luci della piazza.
Eppure, da lontano, tutti avvertimmo distintamente il levarsi della brezza di terra, ed un profumo di lago. E ne fummo saziati. Inspiegabilmente...

(zelig)
 

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