La porta è a vetri,
la parte superiore trasparente,
la parte inferiore fino a terra
è opalina e fa solo intravedere
i movimenti rapidi dei camerieri
e gli avventori in vena di brindisi
alzarsi a intonare inviti a bere.
E' pieno, non si vede ma si sente
quando qualcuno esce o entra e la porta che si apre
lascia sfogo alle parole scappate di bocca
e agli odori di aglio e vino mezzo mosto.
Aspettiamo ancora un po' che arrivino gli altri.
Il sabato è un eterno rito tribale fatto di incontri
forzati e contro la nostra voglia di virtuale serenità
siamo capaci di aspettare all'umido di fine novembre
dietro la porta a vetri opalini di una trattoria
per credere di incontrarci e convincerci che
questo e quello che ci piace.
Gli altri tardano
e comunque
un fumo odoroso di parole
uscite da bocche piene,
ci dice che non c'è posto,
ancora.
Una ragazza bruna mi guarda,
di lato,
a scatti,
con occhi neri e con naso greco
beve e mi guarda.
Ogni tanto scosta l'enorme massa di riccioli
con gesto rapido e consueto,
si sente in imbarazzo.
Mi accorgo di guardarla fisso,
perso nei pensieri da dietro una porta a vetri
stretto nel giaccone all'umido.
Visto da fuori posso sembrare un barbone,
uno slavo appena sbarcato,
o un giovane sottoufficiale della finanza.
Ad un certo punto, la ragazza si alza,
cerca nella giacca appesa alla spalliera
della sedia una sigaretta.
Dice distrattamente qualcosa
al ragazzo di fianco a se',
troppo impegnato a studiare
il display di un telefonino per accorgersi
che da mezz'ora guarda un altro.
Si avvicina alla porta,
mi guarda fisso,
apre la porta,
sono di nuovo investito da odori e suoni
e accendendosi da sola la sigaretta mi dice:
Scusa, io ti conosco,
sono Dargma,
la sorella di Lucia (la ragazza di Piero)
ti ho visto qui dietro che sembrava che aspettassi qualcuno,
e volevo dirti che loro, loro sono già dentro,
sono nella sala giù.
La guardo,
riesco a dire qualcosa di apparentemente connesso,
tipo "grazie ma io lo sapevo già . . ."
tutto quello che avevo fantasticato sui suoi sguardi,
fissi e costanti,
intercalati a sorsi di vino
e risatine di convenienza,
mi svanisce in un attimo.
Lei butta fuori il fumo, si gira, e rientra.
Io la seguo dentro il locale.
Lei torna a sedersi, non mi guarda più.
Io proseguo oltre.
Lei mi butta uno sguardo furtivo e ostile.
Io con l'occhio laterale lo noto, e continuo oltre.
Trovo il gruppo che aspettavo.
Mi fanno un brindisi di benvenuto ritardo.
Vado diritto da Luca che mi guarda
sorride distratto tra le risa
con le guance rosse di vino.
Gli dico offuscato e guardando oltre:
Ma per quale cazzo di motivo io continuo ad uscire con voi?
Poi, scosto una sedia mi riempio un bicchiere
e mi tuffo nella conversazione totale a caso,
prendendo un discorso come si può prendere un autobus al volo,
con noncuranza.
I pensieri su una ragazza dall'aspetto magrebino
che mi viene incontro con occhi di lama
si mischiano al nulla e a quello che mi piaceva pensare
di lei.
Ho deciso, non esco più con questi rimbambiti mangerecci di amici
di papà.
Io sabato prossimo mi prendo un euro e due dino e vado al Ciak.
Quindici anni, come dicono loro grandi,
si hanno una volta sola nella vita.
(gianni marasco)